Squadra
che vince non si cambia. Questa la regola che sembra seguire alla
lettera il regista Claudio Fragasso, che riunisce tutto il cast del
meritevole “Palermo-Milano: solo andata”,
con qualche piccolo cambiamento.
Se per
esigenze di copione non possiamo più imbatterci in
personaggi, come Valerio Mastandrea,
venuti a mancare nel primo film, incontriamo però delle new
entries come Gabriella Pession e Simone
Corrente, nei panni di una coppia di poliziotti in crisi per
questioni di corna.
Abbiamo già visto entrambi gli attori alle prese con divise
e pistole sul piccolo schermo: Simone è divenuto popolare
nei panni dell’agente gay Luca Benvenuto nei vari
“Distretto di Polizia”, mentre Gabriella ha
recitato accanto ad Alessandro Preziosi
nella fiction tv “Il capitano”.
Tutti in
macchina, quindi, pronti a partire per un altro
pericolosissimo viaggio in autostrada senza tappe (almeno,
questi sarebbero i piani), di nuovo insieme al Ragioniere della mala Giancarlo Giannini
che, scortato dal coraggioso Raoul Bova e
dai suoi fedelissimi (Ricky Memphis, Libero de Rienzo
& co.) dovrà far ritorno in quel di Palermo.
Non
prima, però, di rivedere sua figlia Chiara (una Romina
Mondello versione mamma, in gran forma) con tanto di bambini
al seguito. Sono proprio questi ultimi a costituire la
novità che marca
la differenza narrativa rispetto al primo episodio:
l’infanzia entra nella storia, un po’ come in
“Io non ho paura” di Salvatores, schierando, in una
delle scene finali, il bambino buono/vittima contro (o forse con)
quello cattivo/baby killer.
Restano impresse le musiche composte da Pino Donaggio,
strazianti quanto basta ad evocare un microcosmo malavitoso,
cancerogeno, delittuoso.
Spicca la voce della giovane Barbara, autrice dei brani
“Poesia”, “Ali” e
“Ormai”.
Malgrado
simili spiragli di novità, tuttavia, la sorte dei
sequel è quasi sempre già scritta:
difficile bissare la qualità e il livello della prima volta,
soprattutto se si tratta di un film presto diventato cult.
A
“Palermo-Milano: solo andata” (vincitore di
svariati premi, fra cui quello del pubblico al Festival di Venezia e
due David di Donatello, per non parlare del trionfo al Festival del
cinema d’azione in Francia) fece seguito tutta una serie
di opere gemelle televisive, come i vari
“Ultimo” (in cui ritroviamo quasi tutto il cast,
Simone Corrente compreso).
Questo perché il primo passaggio in tv
di quella pellicola che sbancò il botteghino in Italia tanto
da incassare ben 7 miliardi di lire nel ’95, tre anni
più tardi, trasportata sul piccolo schermo, riuscì
a battere ogni record di share, raggiungendo il 45% d’ascolto,
con più di 10 milioni d’audience.
Tutto il cast si è dichiarato all’unisono
entusiasta di aver avuto l’occasione di rivivere, finalmente,
il set e l’atmosfera di quel film baciato dalla fortuna, il
cui vero merito fu unire un cast affiatato di professionisti.
In
questo secondo appuntamento con la boy-band capeggiata da Raoul Bova si
respira la sintonia vibrante che c’è fra gli
amici/colleghi, soprattutto nelle sequenze
d’azione, vero perno di un film che vuol essere, anche nelle
sue esagerazioni, una sorta di “Die Hard”
all’italiana.
“Fragasso
è l’unico regista italiano in
grado di fare un certo tipo di cinema, di genere. In questo film ci
siamo divertiti, è un’opera di intrattenimento
adatta a un pubblico giovane. All’inizio nessuno di
noi voleva rifarlo, per timore di rovinare la bellezza del primo,
così abbiamo posto un’unica condizione: o tutti, o
nessuno”.
Una squadra unita anche nella realtà, quindi, visto che sono
passati dieci anni prima che si riuscisse a trovare un momento in cui
fossero presenti in gran completo tutti i protagonisti del primo
successo.
Tutti per uno, uno per tutti: forse è questo vecchio
ritornello che, ringalluzzito con sparatorie inverosimli e scene
d’azione d’impatto, ha fatto colpo sul pubblico
guadagnandosi un signor secondo posto al box-office
nell’ultimo weekend.
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