Un omicidio, un quartiere protetto, una metropoli divisa tra ricchezza
e miseria. Questi sono gli ingredienti di uno dei film che ha trionfato
alla 64ma edizione della Mostra del cinema di Venezia. La zona,
primo lungometraggio del regista messicano Rodrigo Plà,
presentato alla Giornate Degli Autori, esce finalmente in
Italia, acquistato dalla Sacher di Nanni Moretti.
Vincitore del Leone del Futuro - premio opera prima,
il film, scritto dalla moglie del regista Laura Santullo, è
un’accusa feroce alla mania del controllo.
La zona
è un quartiere esclusivo di Città del Messico.
Non come Malibu, ma molto oltre. Le famiglie che vi abitano sono
protette da muri di cinta altissimi, guardie e un sistema di sicurezza
che non si lascia sfuggire nulla. Neppure la polizia
può entrare senza aver chiesto il permesso al
consiglio dei residenti, esclusi gravi motivi. Intorno al
quartiere c’è la miseria più nera:
le persone vivono in baracche fatiscenti, rubando e vivendo di lavori
umili e i ricchi non vogliono mescolarsi ai poveri.
I protagonisti del film sono due ragazzi: Alejandro, ricco e
abitante della zona che compie 15 anni e Miguel,
14. La sera del compleanno di Alejandro, un temporale fa cadere un
cartellone pubblicitario, permettendo un accesso alla Zona. Quattro
ragazzi entrano, rapinano una donna, ma qualcosa va storto.
Due muoiono, ma il piccolo Miguel riesce a scappare, rimanendo
però all’interno della Zona. I residenti,
incuranti della legge, vogliono vendicarsi.
Non importa quanto sia giovane o povero, un ladro
è un ladro e deve essere punito. Una specie di
‘branco’ di ricchi, ossessionati dalle loro
proprietà e dal proprio mondo, organizza una caccia
all’uomo senza respiro, che lo spettatore segue attraverso
gli occhi spaventati di Alejandro.
Sembra un film di fantascienza, ma è terribilmente attuale e
soprattutto realista. Ben girato, ben recitato e straziante, La
zona è insieme un thriller e un film politico, che
fa riflettere. “Cosa possiamo fare – si chiede il
regista - in un mondo in cui una minoranza è vergognosamente
ricca e la maggioranza disperatamente povera? Cosa si può
fare di fronte al terrore di una persona che si isola da una parte del
muro e alla frustrazione amara della persona che vive
dall’altra parte?”.
Gli aspetti interessanti del film sono molti: la difficoltà
della convivenza, la tolleranza verso chi è più
giovane o in difficoltà, il terrore di perdere i privilegi.
Nel momento di decidere come comportarsi, i residenti si scontrano
violentemente. “Il film mostra come non tutti
possono più riuscire a convivere insieme
– spiega ancora Rodrigo Plà - e il contrasto tra i
punti di vista diversi delle persone che vi abitano. Alla fine,
però, è il pensiero più radicale a
trionfare. I moderati non hanno spazio e chi la pensa diversamente
viene considerato un traditore”.
I
ricchi, anche se spietati, sono descritti più come bestie in
gabbia, che perdono il senso della realtà quando si tratta
di uscire fuori: “Le persone che si trovano lì ci
stanno per paura. Sono tutti un bersaglio e questo accresce la paranoia
del posto” dice Plà.
La Zona ricorda un reality, con le centinaia di telecamere ad ogni
angolo di strada, che non lasciano scampo e mettono le persone una
contro l’altra.
Non si sfugge all’occhio pubblico, una volta parte di un
gruppo non si hanno più diritti personali: ogni
scelta è finalizzata al mantenimento del
‘gruppo’ o meglio della
‘casta’. Il film non trova soluzioni, ma racconta
un fatto, mettendo lo spettatore di fronte ad una situazione
paradossale, ma terribilmente vicina a quello che viviamo oggi.
Pensiamo ai quartieri delle star, alle guardie, alla polizia che scorta
e protegge i ricchi, senza degnare di attenzione i poveracci che vivono
in periferia.
Siamo davvero così lontani dalla Zona?
Purtroppo no, per questo il film fa venire i brividi.
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