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Golden Globe 2008: i vincitori

Bandite cerimonie, tappeto rosso e paillettes: quest'anno i vincitori sono stati decretati a seguito di una frettolosa conferenza stampa, per via del persistente sciopero degli sceneggiatori

1Si esulta per il vincitore di turno e si teme per la notte degli Oscar. Questa la prima, naturale, reazione che consegue la premiazione dell’Hollywood Foreign Press Association, alias Golden Globe.
A marcare una profonda differenza rispetto agli anni passati, quest’anno è stata l’assenza totale di ogni cerimonia. Nessun red carpet, né sfilata di divi o maratona televisiva di tre ore che tenga: lo sciopero degli sceneggiatori, sostenuto dal sindacato degli attori affinché fosse più forte e visibile, ha colpito ancora.
“E’ un momento tremendo per gli sceneggiatori ad Hollywood, questo. Ma un po’ per tutti, anche per gli attrezzisti, gli addetti ai guardaroba…” ha dichiarato amareggiato Akiva Goldsman, premio Oscar per “A beautiful mind”, nel corso della conferenza stampa di “I am a legend” (di cui è co-sceneggiatore e co-produttore), aggiungendo: “Da soli, lo sciopero degli sceneggiatori non conta nulla: a nessuno interessa se uno di noi non si presenta, il film si fa lo stesso. Ora, invece, grazie all’aiuto degli attori, stiamo ottenendo più visibilità”.

2E le preoccupazioni cadono sulla prestigiosa notte degli Oscar, che quest’anno, per la prima volta nella storia, rischia seriamente di saltare, se è vero che i Golden Globe ne rappresentano l’anticamera.
Come spesso accade, alcuni premi, oltre ad essere perfettamente prevedibili, erano anche da tempo pre-annunciati.
E’ il caso di “Espiazione” (“Atonement”), dato per favorito da mesi e infine incoronato miglior film drammatico, là dove miglior commedia (musicale) è stata decretata quella firmata dal genio visionario di Tim Burton, ovvero “Sweeney Todd”.
Il protagonista, un Johnny Depp nei panni del barbiere sanguinario dalla chioma bicolore, ha ritirato il premio come miglior attore, insieme al collega Daniel Day-Lewis, applaudito interprete di “Il petroliere” (“There will be blood”) di Paul Thomas Anderson.

Impossibile non partecipare alla standing ovation per la regina Cate Blanchett, sosia impressionante di Bob Dylan in “Io non sono qui” (“I’m not there”) e premiata come miglior attrice non protagonista.
3Nel gineceo di riconoscimenti femminili, spicca quello per Julie Christie, in “Away from her”, in buona compagnia con la splendida Marion Cotillard, protagonista di “La vie en rose”, biopic commovente sulla cantante Edith Piaf.
Julian Slaben vince, meritatamente, il premio alla regia per il toccante “Lo scafandro e la farfalla”, che racconta, con poesia e ironia al tempo stesso, il dramma (vero) di un giornalista condannato alla paralisi di tutto il corpo, eccetto una palpebra, per via della patologia da locked-in.
I geniali fratelli Cohen si accontentano di aver creato la miglior sceneggiatura originale per “No Country for old men”, che porta a casa anche il premio per miglior attore non-protagonista  a Javier Bardem.
Miglior film d’animazione risulta essere il grandioso e imperdibile “Ratatouille”, il topo-chef che ha fatto impazzire spettatori di mezzo mondo, intenerendo con la sua ostinazione ad inseguire un sogno (im)possibile, senza dimenticarsi di aiutare chi ne avesse, all’occorrenza, bisogno.

Se trionfa “Guaranteed”, la canzone portante dell’intenso film di Sean Penn “Into the wild”, spicca come vera sorpresa dell’edizione di quest’anno il premio all’italiano Dario Marianelli, 44 anni, di Pisa ma residente a Londra, autore della miglior colonna sonora per “Espiazione”.
4Collaborare con Joe Wright, regista di quest’ultimo, deve evidentemente portargli fortuna, visto che già l’anno scorso era candidato all’Oscar per le musiche del suo “Orgoglio e pregiudizio” e che attualmente sta lavorando per il nuovo film “Il solista”.
E infatti è stato proprio Wright a chiamarlo in piena notte, alle tre circa, per comunicargli la notizia dell’inattesa vittoria.
Dario, partito per l’Inghilterra all’età di 26 anni, appartiene alla folta schiera di talenti nostrani costretti a tentar fortuna all’estero, in quella fuga di cervelli e creatività che sempre più si rivela un’opportunità concreta per molti giovani italiani, frustrati dalle vergognose condizioni lavorative in cui versa gran parte del nostro paese.

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