I
cinefili e in particolare i fanatici di Stanley Kubrick
ricorderanno senz’altro la scena cult di Arancia
Meccanica, in cui Alex, il giovane che amava Beethoven e le
azioni violente, veniva rieducato con la cura Ludovico.
In altre parole le sue palpebre venivano tenute aperte da
alcune pinzette e la sua testa immobilizzata davanti a uno
schermo in cui venivano mostrate scene filmiche di pestaggi e
stupri, con lo scopo di soffocare i suoi istinti criminali;
il risultato: un uomo totalmente schifato dalla violenza.
Secondo Gordon Dahl e Stefano Della Vigna, due economisti
dell’Universtà di San Diego e di Berckley, guardare
film violenti può davvero distogliere le persone da
atteggiamenti brutali.
Dahl afferma addirittura che se tali film non venissero più
prodotti il crimine aumenterebbe. Per legittimare le loro affermazioni
i due economisti hanno preso in considerazione alcune cifre:
le aggressioni in America negli ultimi dieci anni sono diminuite di un
migliaio e subito dopo i weekend in cui erano in
programmazione film violenti, non c’è stata alcuna
escalation di violenza.
In
altre parole le persone, una volta uscite dalle sale, non
sarebbero affatto inclini a compiere gesti violenti. Tali
conclusioni vengono però contestate da psicologi e
sociologi, i quali da anni affermano che le scene
violente suggeriscano, anche al livello inconscio, i cattivi
comportamenti o quantomeno rendano le persone insensibili ad
atti riprovevoli.
Di questa opinione è Craig Anderson,
psicologo e direttore del Centro Studi sulla Violenza della Iowa State
University, il quale afferma che le persone imparano da qualunque
esperienza, reale o fittizia che sia.
Probabilmente la verità non è né da
una parte né dall’altra, ma da entrambe,
poiché è si vero che una persona può
essere influenzata da alcune scene, ma allo stesso tempo può
arrivare a non poterne più se esse si susseguono con
ossessiva insistenza, come succede al protagonista di
“Arancia meccanica”.
Il mondo dello sport ne è probabilmente l’esempio
migliore: gli sport dove i contatti sono più duri
e frequenti come il rugby o la boxe, non incitano gli
spettatori alla violenza come succede nel calcio, dove le
botte sono rare, ma la tensione è alta per
l’attesa del gol.
L’aggressività del resto è un elemento
distintivo dell’uomo, ma è altresì
indispensabile saperla incanalare nel modo giusto.
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Aristotele
Questo mi ricorda tanto i miei studi passati sul libro di filosofia....la funzione della tragedia secondo Aristotele.
Ci ho sempre creduto poco, però. Penso che più che "espiare" le proprie passioni, venga smossa la coscienza dell'individuo.
Fattostà, che io Aristotele lo amo :)