Ha vinto due Oscar ed è
l’attore nero
più potente e popolare a Hollywood. Ora lo vediamo
sugli schermi italiani nei panni di un American Gangster.
Presto lo vedremo interpretare un poeta che parla di pregiudizi
razziali e libertà. Denzel Washington è
un padre devoto e un cattolico fervente.
Sposato da ben 24 anni con la stessa donna, Pauletta, e padre di 4
figli, è una mosca bianca a Hollywood. O meglio,
è un uomo spirituale, come si definisce lui stesso.
“Leggo la Bibbia ogni giorno. Sono al secondo libro. Il mio
pastore mi ha consigliato di iniziare con il nuovo testamento e
così ho fatto, circa due anni fa. Ora sono tornato di nuovo
al Vangelo. La seconda volta è meglio della
prima”.
Denzel
è figlio di un pastore pentecostale,
anche se i suoi genitori hanno divorziato quando aveva 14 anni. Un uomo
tutto d’un pezzo, che non si lascia fuorviare dalle
tentazioni e che mette la sua ricerca spirituale in tutto quello che
fa.
Eppure, non prende le distanze dal mondo dello showbiz
e non lo condanna, come hanno fatto altri colleghi, cattolici ferventi.
“È facile generalizzare – dice- a
Hollywood non sono tutti peccatori. Il sesso, la droga o la violenza
sono dappertutto, non solo a Hollywood”.
Essere cattolico non gli ha impedito di interpretare personaggi cattivi
e crudeli, come in Training day, accanto a Ethan
Hawke.
Anche l’ultimo suo ruolo nel film di Ridley Scott, American
Gangsters è duro da interpretare. Nel film Denzel
è Frank Lucas, boss dello spaccio di droga negli
anni ’70, che crea un impero e poi finisce in prigione.
Lucas combatte metaforicamente con il poliziotto buono, interpretato da
Russel Crowe,
che alla fine lo incastra. Un film applaudito dalla critica, che ha
sbancato i botteghini americani e sta avendo successo anche in Italia,
con oltre un milione di euro di incasso nel primo weekend di
programmazione.
A detta di Denzel, la scelta del ruolo non è stata
influenzata solo dal cast e dalla regia. “Quando ho
incontrato il vero Frank, mi ha detto ‘fai questo
film e avrai l’Oscar’ – dice
l’attore – ma io gli ho detto che non ero
lì per questo. Mi interessava il fatto che avesse pagato per
i suoi crimini, prima con la prigione e ora con il suo corpo, che
sembra averlo tradito. Sono le conseguenze”.
Il
prossimo film dell’attore è un’opera
importante, di cui firma la regia e a cui partecipa anche in veste di
produttore. Il film è intitolato The great debaters
e racconta la vita di Melvin Tolson, poeta e insegnante nero in
un’università texana. L’uomo
si mette in testa di formare una squadra di dibattiti,
competizione molto sentita tra le università americane,
riuscendo a far arrivare il suo team ad Harvard.
Una figura carismatica, a cui Denzel teneva molto e che ha impiegato
quattro anni per portare sul grande schermo.
Nel cast, capitanato dallo stesso Washington, spicca un altro premio
Oscar, Forest Whitaker.
“Il miglior pregio di fare il regista è
avere la possibilità di farlo – dice
Denzel Washington a proposito della sua seconda esperienza dietro la
macchina da presa – In questo caso, vedere le persone, gli
attori, che hanno studiato e lavorato sodo per interpretare il film.
Essendo un attore, so quanto sia difficile ottenere bei ruoli. Si parla
spesso degli Oscar e di queste cose, ma io dico sempre che se
non hai un buon ruolo non sei considerato. E i buoni
personaggi non vengono facilmente”.
Bei ruoli a parte, a Denzel non interessa partecipare ai dibattiti. La
sua filosofia è fare, piuttosto che chiacchierare.
Fatti e non solo parole.
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