dei Joy Division, morto suicida ad appena ventitrè anni. Era un proposito maturato da tempo: fin da adolescente Ian andava ripetendo che non sarebbe vissuto troppo oltre i vent'anni. E non si trattava di uno scherzo da teenager tormentato, né di una battuta lugubre da dark boy. Era un progetto ben preciso, piuttosto, puntuale come l'ultimo rintocco della campana: il 18 maggio del 1980, a due giorni dalla partenza per il tour americano con il suo gruppo, Ian manda moglie e figlia a casa dei suoceri (oppure Deborah lo lascia, secondo altre fonti), si guarda il film di Herzog " La Ballata di Stroszek" e poi, sulle note dell'ultimo album di Iggy Pop "The Idiot", organizza il suo congedo dalla vita. Nulla di eclatante, solo una corda fissata su di un attaccapanni in cucina. E' la fine di un piccolo grande protagonista della musica punk e new-wave, cresciuto fra attacchi di epilessia e overdose, nella costante venerazione di idoli tragic-rock come Jim Morrison e Janis Joplin, ma anche di simbologie naziste (basti pensare al nome scelto per la sua band: Joy Division erano, nei campi di concentramento, baracche adibite alla prostituzione di deportate appositamente selezionate per soddisfare i capricci sessuali delle SS).
I picchi esistenziali, la disperazione scomposta sul palco, la voce cavernosa e, tocco finale, la morte precoce così ben architettata, hanno fatto di Ian Curtis, in tutti questi anni, una vera leggenda. Tanto che un personaggio come il fotografo Anton Corbijn, noto per i videoclip per band musicali come U2 e Depeche Mode, decide di girare un film sulla sua complessa vicenda esistenziale, un po' come fece Gus Van Sant con "Last Days" (ovvero gli ultimi giorni di Kurt Cobain, al meglio interpretato da un calzante Michael Pitt).
"Control", titolo intriso d'ironia e contrasto, ricorda forse solo involontariamente la cupa "She's lost control", in cui Ian cantava: " I could have broke down and cried / I could have a little / In the white of light / When the change is gone / When the caring is gone / To lose control". La sceneggiatura trae d ichiaratamente ispirazione da "Touching from a distance", libro-ricordo della vedova Curtis, che sul grande schermo avrà il volto dell'intensa Samantha Morton, attrice non troppo popolare ma già ammirata in ruoli drammatici, come quello affidatole da Jim Sheridan per lo splendido e struggente "In America". Ian Curtis sarà invece interpretato da Sam Riley, leader del gruppo indie "10000 things".
A seguito dell'anteprima del film, presentato a breve al festival di Cannes, è previsto un grande party a cui parteciperanno Bono Vox, Depeche Mode e New Order. Quest'ultimo è un gruppo nato, come si suol dire, dalle 'ceneri'(mai espressione fu più infelice, visto che alla fine Ian venne cremato) dei Joy Division, che però, dopo un discreto successo (il loro esordio fu l'album "Movement" del 1981), pare sia ormai sul punto di sciogliersi definitivamente.
Nel frattempo, gira voce di un'altra pellicola tesa a raccontare la parabola esistenziale del cantante, la cui uscita sembrerebbe prevista per il 2008. Trattasi di "All the Time" , anch'essa diretta da un regista di videoclip, Jamie Thraves. Una cosa è certa: a quasi trent'anni dalla sua morte, Ian Curtis è ancora mito.
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