Miglior
sceneggiatura non originale
Partiamo dal premio “minore” fra quelli
(giustamente) ritirati dalla scoppiettante coppia di fratelli-registi Joel
ed Ethan Coen. La storia, tutta rotante intorno al
tòpos dell’inseguimento, fra soldi
ritrovati per caso e fughe da killer psicopatici,
è tratta dall'acclamato romanzo di Cormac Mc Carthy, autore
vincitore del premio Pulitzer.
Tutto ha inizio quando l’acuto osservatore Llewelyn Moss (il Josh
Brolin di “Grindhouse”), cacciatore per
vocazione (e, presto si capirà, non solo di animali), trova
un camioncino circondato da cadaveri. Un massacro. Un carico di eroina.
E un bottino da far gola a chiunque: due milioni di dollari.
Senza porsi domande, né esitare, Moss sceglie di portarsi
via quei soldi, innescando così un meccanismo di violenza a
catena destinato a non avere fine. Kierkegaard sosteneva che il momento
della decisione è follia pura. I fratelli Coen
controfirmano, piazzando nelle mani del serial killer per eccellenza,
un Javier Bardem
mai così grandioso, oltre ad armi spaventose anche una
semplice monetina. “Testa o croce?” ripete
inquietante il pluriomicida alle sue ignare vittime. Attenzione,
perché la risposta può rivelarsi banalmente
fatale…
Miglior
attore non protagonista: Javier Bardem
In un cast d’eccezione, formato da talenti
perfettamente consonanti fra di loro (dal già
citato Josh Brolin a Tommy Lee Jones di nuovo nei panni
dell’indagatore, come in “Nella valle di
Elah”, ma duro e crudo come in “Le tre
sepolture”), spicca quel Bardem preso in prestito
dall’Europa, sangue caliente e volto da mastino,
che sa svuotarsi d’espressione e farsi inquietante, e molto.
Il serial killer psicopatico che interpreta in questo film, e che gli
vale il meritatissimo Oscar, è un misto di cinismo
e furia omicida, umorismo nero e schizofrenia pura, ferocia e
modi di fare pseudo – gentili. Se ne va in giro con un
aggeggio d’uso comune con cui fa saltare le maniglie alle
porte, gioca con le sue vittime per lasciarle
“libere” di scegliere fra vita e morte con una
monetina, è implacabile, inesorabile e maledettamente
intelligente. Uccide a sangue freddo, con distacco, sa curarsi le
ferite da solo e prevedere sempre le mosse degli avversari. Una sola
certezza guida gli adrenalinici inseguimenti che si susseguono nel
film: dal misterioso Javier Bardem non si sfugge, nemmeno
sulla luna. (Per tutte le sue fan: va detto, per
onestà, che l’unica scena di nudo integrale qui
coincide con la cruente estrazione di un proiettile…).
Miglior
regia
Malgrado sia l’ennesima opera su motivi cinematografici come
rapina, massacri, fughe col malloppo, ricatti, inseguimenti &
co., “Non è un paese per vecchi” ha il
pregio di essere diretto da due dei migliori registi di
Hollywood, capaci di confezionare un buon prodotto anche
quando si cimentano in una commedia romantica, come la sofisticata
“Prima ti sposo, poi ti rovino” con George Clooney
e Catherine Zeta Jones.
Tipico della loro cinematografia è quel gusto per uno humour
peculiare, derivante dalle situazioni più che dalla ricerca
elaborata della battuta ad effetto.
In questo film puntano molto sul sarcasmo, sul gioco retorico
del politicamente scorretto, sulla descrizione di personaggi
tutti accomunati da un disincanto totale nei confronti della vita: sono
tosti, smaliziati, pronti a tutto i “non vecchi”
che si aggirano inquieti nel film. Non a caso, anche la direzione degli
attori si rivela di altissimo livello.
Miglior
film
Difficile definirlo, questo che è stato decretato primo
assoluto nella rosa dei candidati all’Oscar. Difficile
perché contiene parecchi elementi ben mescolati fra loro,
fino alla messa in scena di un’opera accattivante,
capace di tenere la tensione dal primo all’ultimo minuto
e far dimenticare la notevole durata, senza sbavature né
cadute di stile (a parte il finale, dove sembra quasi che tutte le
cartucce migliori siano già state sparate…).
Senz’altro è un thriller, ma si
posiziona a metà fra il western e l’action movie,
senza mai abbandonare il tono della dark comedy. Quello capace di farci
sorridere, nel bel mezzo di inseguimenti all’ultimo sangue,
con dialoghi brillanti, intrisi di un’irresistibile
ironia, come “Se non mi vedi tornare, dì
a mia mamma che le voglio bene”. “Tua madre
è morta”. “Bene, allora glielo
dirò io”.
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