Ormai è in sala da qualche giorno ed è stato presentato a Cannes qualche mese fa. Parliamo de L'amico di famiglia, terzo film del regista napoletano Paolo Sorrentino, che racconta una storia tristemente attuale, soprattutto oggi, ma che tutti fingono di non vedere e di dimenticare. L'usura. Il protagonista del film si chiama Geremia De Geremei, una specie di filastrocca beffarda per un individuo sporco, lurido, grottesco e avaro. Geremia (interpretato dal caratterista napoletano Giacomo Rizzo) è un usuraio ricco, che presta il suo denaro chiedendo interessi del 50% o più, ma si sente un benefattore: un "amico di famiglia", che ti viene incontro quando hai bisogno ed esaudisce i tuoi desideri. Il problema dell'usura, che in Italia è ancora tristemente presente, da Nord a Sud, è tratteggiato magnificamente dal regista visionario de Le conseguenze dell'amore.
Il film è ambientato nell'Agro Pontino, architettura scarna e poche persone per strada. Tra i tanti che chiedono prestiti per comprare una moderna tv al plasma o per giocare al Bingo, c'è il padre di Rosalba, la nuova miss Agro Pontino, che ha bisogno di un prestito per il matrimonio della figlia. A dare il volto a Rosalba è l'emergente attrice umbra Laura Chiatti, che dà prova di grande coraggio e di una recitazione matura. Rosalba è ingenua e sprezzante, mentre il padre è remissivo e triste. Per evitare altre umiliazioni, è costretto a rivolgersi a Geremia per far fronte alle spese del pranzo nuziale. Geremia presta volentieri il denaro alla famiglia, ma accade qualcosa che non aveva previsto: si innamora della ragazza e questo lo porterà verso un baratro da cui sarà difficile risalire. Una specie di seguito de "Le conseguenze dell'amore", ancora più cinico e duro verso il genere umano.
Il cast è completato da Fabrizio Bentivoglio, un cowboy che sogna le praterie del Texas e da vari personaggi assurdi: suore, extracomunitarie spaesate, ragazzi con gli occhi incollati ai cellulari e vecchie bugiarde avide di denaro. Insomma, una galleria di macchiette che secondo Sorrentino rappresentano l'Italia attuale: desiderosi di denaro, ma diffidenti, soli e falsi. Del resto "Il cinema estremizza, ma una cosa è certa: è più facile incontrare il mio usuraio che Madre Teresa di Calcutta. E' la statistica a confermarlo". Non è difficile immaginare personaggi come la giovane coppia che chiede denaro per arredare casa, o il padre che sogna una cerimonia senza potersela permettere. Il padre di Rosalba è vicino a noi. Chiede soldi per inseguire uno standard che non gli appartiene e che non appartiene alla maggior parte degli italiani. Sorrentino ha precisato che Geremia, un settantenne malato e morboso, non è solo: siamo tutti come lui. Parole forti, ma vedendo le dichiarazioni di reddito dell'Italia piccolo borghese stupisce la mania per il lusso e la tecnologia, unita alla mancanza di pietà per chi è meno fortunato. Non avrà ragione Sorrentino a denunciare la nostra schizofrenia?
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