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La carica dei 301

Un uomo e i suoi trecento. L'orgoglio e la virilità austera di Sparta. La sete della gloria, la forza del coraggio, l'ardore della passione. Cronaca virtuale di una vigorosa sfida al destino in nome della libertà, firmata Zack Snyder


Il tanto atteso comics-movie basato sull'omonimo romanzo grafico di Frank Miller è arrivato: da venerdì 23 marzo, i 300 spartani che fecero la storia sbarcheranno nelle sale italiane, riempiendole di grida, passione, esaltazione virile, azione e pathos bellico. Tutto merito di una regia sapiente, che coniuga un'ineccepibile direzione degli attori con l'esaltazione visiva di una grafica sensazionale. Il padre dell' Alba dei morti viventi regala al pubblico un'esperienza cinematografica che fa dell'esplosione del colore (su tutti un ipnotico rosso sangue, protagonista fin dai titoli di testa) e dell'enfasi estetica dei corpi il suo punto forte, impressionando, suggestionando, catturando in ogni singola, appassionante, sequenza.

Siamo nel 480 a .C. a Sparta, mitica culla di guerrieri che non tentennano mai, che non conoscono debolezza né tenerezza alcuna: "solo i duri e i forti possono dirsi spartani". L'austerità dei costumi è la matriarca che regge una società fondata su disciplina, onore, senso del dovere e venerazione delle leggi (siamo pur sempre nell'Ellade socratica), oltre a promuovere valori come coraggio patriottico e sacrificio estremo. Ma anche razzismo, competizione, gusto xenofobo di sopraffazione. E Leonida, diciassettesimo re neanche a farlo apposta, è l'incarnazione vivente della trasfigurazione positiva di tutto l'universo spartano: padre attento, marito fedele (e amante focoso), cittadino irreprensibile, guerriero valoroso, come anche nemico spregiudicato e senza pietà, pronto a dissacrare da subito l'inviolabile vincolo dell'ospitalità.

E' proprio a livello ideologico che il film di Snyder pone non pochi problemi, peccando di un becero manicheismo quasi algebrico (spartani = eroi, belli, bravi e integerrimi; persiani = sleali, mostri, anime nere di lascivia e corruzione) che spaccia per eroi degli esaltati sanguinari in cerca di una "splendida morte".

Però. C'è un però da tenere in considerazione: l'impresa di cui si vogliono qui narrare le gesta fu già di per sé presuntuosa, eccessiva, superomistica. Sfidare il destino. Combattere in trecento (più Leonida e più gli alleati ateniesi/artigiani, ma i conti si perdono nella storia) contro l'ordata nemica. Abbattere nello stretto delle Termopili quella massa sterminata al cui comando c'è un ridicolo ometto ingioiellato che si crede dio (geniale la rappresentazione satirica di Serse, drag queen dalla voce inquietante, più adatto a rivaleggiare con Cleopatra che con Leonida!). E tutto ciò resta ancora discutibile, fino alla dichiarazione spudorata del nobile fine che (forse) giustifica i mezzi: la libertà, che si presume conquistabile con un decisivo tributo di sangue. Come per dimostrare che l'unico vero errore è chinarsi di fronte alla tirannia, per far vedere al mondo intero che "persino un dio-re può sanguinare". Un messaggio sovversivo, accompagnato da una denuncia poco velata a tutti quei politici, qui rappresentati da un mentore traditore e populista, che vivono di sotterfugi e corruzione, mandando tuttora al massacro i propri soldati per mero opportunismo economico.

Sono varie, dunque, le prospettive ideologiche con cui ispezionare il film, che presta il fianco a critiche ed elogi di vario tipo, premesso tuttavia che l'intenzione palese resta un godibile divertissement: cinema d'intrattenimento che prende in prestito movimento e terza dimensione dall'universo dei videogiochi, senza risparmiarsi tocchi d'autore che spaziano dall'azione, al thriller, al melò nel giro di pochi minuti. Oltre alla perfezione estetica e formale, va segnalata l'efficacia di un cast di tutto rispetto, dominato dalla fascinosa coppia formata dalla sublime regina Lena Headey e dal possente Gerard Butler, qui immortalato con manto vermiglio e postura finale cristologica, quasi un monito provocatorio ad ammirare l'ultimo uomo che potè ancora dirsi libero.

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Commenti dal 1 al 3
(3)

Yaia domenica, 25 marzo 2007

Visto...

...non l'ho trovato tanto da ragionare quanto da guardare... è un film tutto incentrato sulla fotografia, sull'immagine...

...ma mi ha tenuta bella assorta e partecipe per tutta la durata...

...ok, non è un bel commento, ma è questo :P

n° 3
già mercoledì, 14 novembre 2007

già

"in tutta italia orde di giovani presi dalla follia stanno mettendo a ferro e fuoco le nostre città con episodi di violenza gratuita al grido di "QUESTA E' SPARTA!"" una bella frase da mettere sotto il proprio nome su MSN :D

Militia loves Spartans sabato, 24 marzo 2007

Bravi

Proprio un bell'articolo
Erano proprio cattivi questi spartani, voler difendere la propria Patria invece che accogliere i bubu mediorientali.
Cattivi, razzisti e retrò.

n° 2
già mercoledì, 14 novembre 2007

già

razza di pirla... questo film dice " facciamo la guerra, noi siamo il bene ( ndt grecia = occidente ) e gli altri il male ( ndt persia = oriente ) e la nostra missione è farli soccombere, chi non vuole la guerra è un vile traditore corrotto " proprio mentre negli usa ( e getta ) il senato stava approvando più volte il ritiro dei soldati dall'iraq e solo il continuo veto di busc è riuscito a far rimaner le truppe a far la guerra ( civile )

fuoconero87 venerdì, 23 marzo 2007

Questi sono i film...

...che piacciono a me.

n° 1
già mercoledì, 14 novembre 2007

già

violenza, sangue, morte, esaltazione della guerra, il forte che soccombe al debole... e come potrebbero non piacere a uno sporco lurido fascista?

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