A sentire certi critici questo nuovo Bond è tutto sbagliato: biondo, troppo muscoloso, un po' rozzo, senza il solito fascino da 007. E qualcuno ha anche detto che è così perché non potrebbe essere altrimenti. Perché Daniel Craig ama presentarsi agli incontri con la stampa in jeans e magliette scolorite e logore. Perché non si fa tanti problemi ad apparire semplice e a dire di detestare l'oppressione esistenziale che deriva dalla fama. Ma quel qualcuno (quei qualcuno) che lo ha fortemente criticato, non ha fatto i conti con la carriera artistica del signor Daniel Craig. Cito solo qualcosa: Lara Croft: Tomb Raider (2001), Era Mio Padre (2002), L'Amore Fatale (2004), The Pusher (2004), Munich (2005), Infamous (2006). Provate a vedere questi film e poi traete le vostre conclusioni. Poliedrico, capace di mille sfaccettature, grande caratterista, talmente bravo da sembrare una persona diversa in ogni film. E questo significa una sola cosa: se il James Bond di Craig è virile, rozzo e poco elegante, lo è perché Craig stesso ha deciso che doveva essere così. Doveva essere così perché doveva essere il suo Bond, niente a che fare con il Bond fascinoso di Connery o con il Bond calcolatore e freddino di Brosnan. Questo Bond è il suo Bond. E se l'è gestito come meglio credeva.
Ovviamente, il pubblico paga sempre se il prodotto è valido: hanno fatto bene a fidarsi di lui i produttori (Barbara Broccoli e Michael Wilson) visto che è stato in assoluto il "Bond Movie" a incassare di più nella prima settima di proiezione in Gran Bretagna, guadagnando ben 13 milioni di sterline, considerando che l'ultimo uscito, nel 2002, "La morte può attendere" aveva incassato "solo" 9 milioni. Se consideriamo che Casino Royale è stato il primo romanzo scritto da Ian Flemming e quindi è il romanzo in cui James Bond diventa 007, la scelta di un nuovo attore è azzeccatissima. Craig è alle prime armi con Bond come Bond lo è con lo spionaggio.
Tutto, atmosfera, situazioni, inquadrature, doveva essere avvinghiato al presente. "Avrei accolto la sfida solo se il registro si fosse avvicinato alla sensibilità del presente", ha detto lui stesso. Basta con la poesia delle vecchie pellicole, basta con i gadget ipertecnologici che fanno tanto "anni '60 speranzosi per il futuro", basta con la colonna sonora cantata da una suadente voce femminile. Solo due punti fissi: l'Aston Martin e le Bond Girl, che stavolta saranno tre. Nomino quella di punta come emblema di tutte quante: Eva Green, raggiunto il successo con "The Dreamers", la 24enne ha acquistato un fascino degno di quelle Bond Girl storiche. "Sono bella e irraggiungibile", sembra dire ad ogni sguardo: finalmente la smetteremo di rimpiangere il fascino retrò di certe attrici del passato, che non hanno nulla a che vedere con la scialba bellezza delle ultime ragazze della spia inglese.
Se non ce la fate ad aspettare il 5 gennaio, il film arriverà in anteprima a Milano il 19 dicembre alle 21 al cinema Odeon. Il prezzo del biglietto è di 10 euro. Effettivamente non è adatto a tutte le tasche ma, considerando che è un'anteprima e che il ricavato andrà al FAI (Fondo per l'Ambiente Italiano), sono comunque soldi spesi bene. Un'ultima precisazione: pare che il film sia un tantino troppo crudo e violento per essere adatto ad un pubblico di bambini (ai quali fino ad ora non si poteva proprio negare un po' di James Bond). Il buon livello generale riuscirà a farci apprezzare queste piccole (immense) varianti a ciò che sembrava invariabile?
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beh.. però non fa schifo lui ...
ok sarà biondo però attizza parecchio...